Allo Studio D’Ars, dal 16 novembre, Giovanni Leombianchi presenta un interessante ed articolato complesso di opere recenti. La Casa interiore simbolica manifesta, a livelli diversi, i temi fondamentali su cui verte il suo operare, fino a raggiungere la rarefazione della forma in un’intensa luminosità spirituale. La Casa è fatta di riquadri simbolici rappresentanti la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco. Essi tracciano una metamorfosi, un’evoluzione, definendo un cammino spirituale su dodici piani diversi. Il ciclo pittorico dedicato all’Islanda dà il titolo alla mostra: Sogni in Islanda ad occhi aperti ed a occhi chiusi. L’artista, durante un soggiorno in Islanda, s’addormenta sulle rive del fiume Stora Laxa e, suggestionato dalle dimensioni infinite dei luoghi e dalle saghe nordiche, sogna una gran massa ruotante di fuoco che, solidificandosi, prende la forma dell’isola, mentre eruzioni vulcaniche danno vita ad un ecoalfabeto: un alfabeto nuovo, formato da segni grafici e simboli, che riflette la primordialità della terra e rivela un nuova visione della natura e del suo esprimersi. Egli ritrova i simboli della Casa interiore: la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco. Pietrificate nelle rocce, rintraccia le immagini dei trolls, gli abitanti del mondo invisibile. Come un ricercatore spirituale, gli appare anche l’effige di Erich il Rosso, il viaggiatore vichingo che per primo raggiunse l’Islanda. I simboli si presentano nelle foglie, nelle pinne dei salmoni argentei, nelle ali delle pernici bianche, nei riflessi del sole sull’acqua. L’Islanda ad occhi aperti racconta, invece, i paesaggi veri, con i vulcani ancora attivi, le vallate, i laghi, i fiumi di cristallo, i fiordi: essa si manifesta, tuttavia, ancora come un sogno. Sembra essere, quella onirica, l’unica dimensione possibile, per percepire la bellezza originaria di questa terra, ricca di misteri e di presenze invisibili che sembrano trovare l’emblema in un sasso perfettamente ovale: esso ricorda la “stele” di Kubrick e col nome di Noch accompagna, idealmente, l’artista nel suo peregrinare. Appaiono elfi, trolls, donne foca, il popolo nascosto, huldrefolk che, nelle nebbie, lasciata la terra di mezzo, vengono incontro al viandante. Le opere narrano queste magie, questi incanti, proponendosi, esse stesse, come realtà del sogno, in cui atmosfere, visioni, onde grafiche operano sortilegi. La passione per la Natura, così trasmessa, determina un fenomeno d’empatia, un’adesione che è l’esito perseguito dall’artista: riportare lo spirito a godere dell’integrità.
L’opera artistica di Giovanni Leombianchi si pone, essenzialmente, come una ricerca interiore. L’arte è, cioè, intesa come mezzo ed espressione di un percorso spirituale di conoscenza di sé e del mondo. La frequentazione e l’amicizia con gli artisti più inquieti degli anni Settanta hanno costituito le basi per una formazione improntata dall’indipendenza dalle mode e dai meccanismi commerciali. L’impegno etico, che ne deriva, si realizza in una pittura che è insieme testimonianza della propria vicenda spirituale, denuncia contro quanto corrompe l’armonia originaria dell’Universo ed invito ad una riflessione sul Sublime rivelato dalla Natura. L’incontro con Krishnamurti, la pratica, tanto amata, dell’alpinismo sulle montagne trentine, sua terra d’origine, la contemplazione dell’immensità selvaggia delle spettacolari distese islandesi hanno guidato l’artista verso una sempre più personale evoluzione fino ad approdare a quegli stadi meditativi ove l’intuizione fa accedere alla conoscenza diretta della realtà.
“Incamminarsi su un percorso spirituale è importante: mi piacerebbe che lo spettatore prendesse spunto da quest’opera per incamminarsi, per abbandonare quanto di materiale e dispersivo accompagna il nostro vivere. Il fine è raggiungere la propria interiorità per essere liberamente sé stessi.”

Silvia Venuti, Ottobre 2004.
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"Autopresentazione"

Fortunatamente ho potuto trascorrere la mia gioventù in Italia con una natura allora non ancora inquinata, fare il bagno in mare senza paura di essere contaminato, e poter andare a pescare sui nostri fiumi e bere in molte occasioni le loro acque pure, così potrei continuare a lungo su questi argomenti..... Dagli anni 70 sono iniziate le aggressioni alla nostra natura in dosi industriali ed ho iniziato una denuncia con la mia pittura contro questi soprusi non degni della nostra antica civiltà, ma la mia goccia, con tante altre gocce, contro un mare di interessi nulla ha potuto e da li ho iniziato a sentire la mia terra offesa e umiliata, e ritrovare dal 1977 in poi, un paese meno inquinato al mondo: l'Islanda.
Ho conosciuto la gente islandese. con un grande rispetto della natura della loro terra, con la loro ospitalità e simpatia, con le loro tradizioni, la loro cultura, la loro storia, ma l' Islanda non è stata solo abitata dal popolo islandese , ma è abitata ancora ora da un popolo invisibile: gli elfi, i trolls, i nanetti , le donne foca, vicino a rocce, a fiordi e a colate laviche inquietanti, assieme ad altre misteriose presenze.
Così per un quarto di secolo ho potuto godere (per un buon periodo di tempo ogni anno) dei suoi infniti paesaggi primordiali, dei suoi silenzi, deli suoi fiumi purissimi con i suoi mitici salmoni, delle sue aurore boreali, della sua fauna e flora selvaggia, e del sole che non tramonta mai per pochi giorni all'anno.
Lentamente ho vissuto questo mondo speciale e ho radicato nel mio cuore queste esperienze ed emozioni per poterle esprimere poi con la mia pittura e condividerle nel sogno sull'Islanda con il mio caro amico Noch, lui mi tiene compagnia anche se è un ciottolo di pietra trovato nel greto di un torrente, perfettamente levigato a forma ovale lungo 53cm. e pesante 53Kg e spesso dialogo con lui dei suoi significati simbolici inquetanti, degli interrogativi e speranze della materia originale primigenia, della terra,acqua,aria,fuoco da cui ha preso il suo nome, della sua e della mia anima, di un viaggio a ritroso nel tempo nel silenzio vergine dei paesaggi islandesi. nell'intento di proporre nelle opere un sereno suggerimento panteistico e d'ascesa spirituale.

Giovanni Leombianchi
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Note sulla tecnica usata nelle opere in questa mostra

L'ottimo artista Bruno Munari scriveva in un suo apprezzatissimo libro: "ogni arte ha la sua tecnica, ogni tecnica ha la sua arte, ogni epoca ha le sue tecniche che alimentano nuove forme di espressioni artistiche.L'arte non è la tecnica la tecnica non è l'arte."
Condivido questo concetto e personalmente mi sono espresso e mi esprimo con le affascinanti tecniche pittoriche dell'affresco, dell'olio, della tempera, dell'acrilico, dell'acquarello.
Nel mondo della grafica, con il torchio ho tirato acqueforti, acquetinte, punte secche, rilievografie e ho sempre apprezzato la tecnica serigrafica e della xilografia.
Mi sono sempre interessato alle opere d'arte eseguite con l'apporto della macchina fotografica degli artisti Man Ray, Marcel Duchamp, Francis Picabia, Andy Warhol.
In questa era digitale é avvenuta una grande rivoluzione fortemente innovativa nell'immagine. Come non vivere la grande scoperta dell'immagine digitale. Come non vivere le infinite possibilità creative di rielaborazioni ottenute con ottime applicazionii per pittura, grafica.
Certamente non abbandonerò mai le possibilià manuali dell'espressione diretta, nel dipingere una tela o altro, ma contemporaneamente mi sento di usare le nuove possibilità espressive sopra descritte, arricchendole di un intervento manuale con tempera o acrilico o matite colorate ecc. che insieme a tirature basse numerate e firmate, e alle dimensioni, costituirà garanzia della trasparenza dell'opera finita.

Giovanni Leombianchi
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Il fenicottero e la fenice

Il Fenicottero e la Fenice. Tecnica mista La Fenice uccello mitologico antichissimo che non muore mai, gli Egizi furono I primi a parlare della Fenice considerato come rappresentante del sole e del fuoco che purifica le energie primordiali sulla terra, sull’aria, sull’acqua e dona prosperità, portatrice dei sette colori dell’arcobaleno, delle sette note musicali; La testa simboleggia il cielo, gli occhi il sole, le ali il vento, le zampe la terra, la coda I pianeti. Dopo aver vissuto centinaia di anni buoni, arriva un periodo buio inquinato e contaminato dal male e pieno di conflitti sulla terra e ricordi dolorosi. La Fenice per ridonare pace, purezza, prosperità al mondo, e contatto con il Divino, muore cancellando il passato e dalle sue ceneri rinasce pura, acquisendo per primo la simbologia della resurrezione. La Fenice ha volato con le stesse prerogative sopra molte civiltà e culture nel mondo, sotto la forma di diverse metamorfosi di vari e diversi uccelli a secondo del territorio in cui si fermava in un luogo per periodi molto lunghi .Con gli Egizi prese le sembianze di un airone del Nilo, quindi apparve nelle civiltà Assira, Indù, Sumera, Indiana, Cinese, Giapponese, Greca, Romana, Russa, Messicana sempre con metamorfosi di uccelli vari come ibis, aquila, garzetta, fagiano dorato, queztal; molte altre nazioni non hanno questo privilegio magico.Ora la fenice vola sul mondo globale prendendo le sembianze del fenicottero rosa che anche qui simboleggia un futuro di benessere e saggezza in difesa ecologica della natura e dei valori umani, sociali e civili, da ora in poi il fenicottero assume il simbolo della fenice per tutte le nazioni e i popoli della terra. La Fenice come cosmologia, associata al sole che sorge tramonta e ri-sorge e al pianeta Venere prima stella del mattino e prima a vedersi dopo il tramonto, per questo quando spicca il volo dall’acqua contro il sole,i suoi riflessi mimano il sorgere del sole dal mare. Lotta dei maschi per conquistare la femmina per il concepimento. La Fenice consegna l’anima e la coscienza del nasciuturo nel grembo della madre.La Fenice protegge la coppia e ne rappresenta tutti i valori dell’unione sana, sincera e leale. La Fenice all’avvicinarsi della sua morte si ritira in un luogo appartato e costruisce un nido.Qui accatasta ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l'incendiassero. Dal cumulo di ceneri profumate emerge un uovo, che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nell’arco di tre giorni nella nuova fenice, dopodicherinasceva giovane e potente e volava verso un nuovo ciclo cosmico. La fenice si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza. La Fenice fonte di bellezza, saggezza, illumina spiritualmente la natura tutta e purifica e dona la rinascita fisica e spirituale sulla terra, elimina la contaminazione dell’acqua nera e delle nubi nere.